La questione è molto controversa semplicemente per motivi inerenti la difesa degli interessi di categoria dei farmacisti. Qualunque droghiere o rivenditore di prodotti alimentari può collocare in un sacchetto, come abitualmente fa il mio droghiere, privo di titolo di laurea,  su mia richiesta non corredata di prescrizione medica, 200 grammi di menta piperita e 100 grammi di radice di liquirizia in taglio tisana. Entrambe sono erbe dotate di proprietà medicinali.


 Oppure, tutti i negozi che vendono tè sfusi servono ai loro clienti la quantità che desiderano di decine di tipi di tè diversi, miscelati con erbe a e spezie aromatiche e comunque tutti dotati di evidenti proprietà medicinali ed effetti terapeutici, anche significativi e in grado di produrre effetti indesiderati. In qualsiasi bar, il barman può servirviun cocktail miscelato, tra l’altro,  con liquori di varie erbe, tutte dotate di note proprietà medicinali. Lo stesso accade per la torrefazione, quando la commessa  imbusta le sue miscele di caffè, di certo pianta medicinale dalla proprietà terapeutiche universalmente riconosciuta. Quindi, il principio è solo quello che nessuno, al di fuori del farmacista, può miscelare erbe medicinali su ricetta medica, ossia a scopo terapeutico. In tutti gli altri casi, si tratta di un falso problema, creato ad arte solo dalla categoria dei farmacisti. In ogni caso, sono le aziende che producono e vendono erbe sfuse quelle  alle quali la invitiamo a rivolgersi: noi formiamo consulenti (e non necessariamente negozianti) che sanno perfettamente quale sia la teoria e la pratica relativa a questo falso problema, dal momento che non ci risulta che le aziende di produzione di erbe fondino il loro fatturato solo sulla vendita di erbe sfuse e da miscelare ai soli rivenditori di erbe forniti di titolo di laurea in Farmacia o specificamente in Scienze e tecniche erboristiche.

dr. Paolo Ferrero